ROBERTO MEDICO E SPOSO CON LAURA: L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA!

“Non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano; la sola cosa in grado di cambiare l’uomo (e il mondo) è una vita diversa e nuova”. Sono Roberto di Adria, medico pediatra insieme a mia moglie Laura, infermiera, sposati con tre figli.   Volendo condividere l’esperienza che vivo nel mio lavoro parto volentieri da questa affermazione. La trovo vera e la mia storia lo conferma: una sequenza ininterrotta di incontri con persone significative il cui fascino e la modalità con cui vedevo esercitare in loro quella che sarebbe diventata anche la mia professione, quella di medico nel mio caso, ha rappresentato il trampolino di lancio, la base da cui partire con entusiasmo verso ogni decisione, ogni mossa decisiva inerente la mia storia di medico. Il mio primo Prof (Franco C.) con i suoi occhi penetranti ed il suo aspetto burbero ma intelligente, il mio maestro di Neurologia (Prof. Carlo F), l’immenso Prof Marco Ivo P., ancora oggi inarrivabile nella profondità di esperienza e cultura che mi ha per anni testimoniato, ma anche il mio Cardinale (Canestri) di quei giorni, che mi volle nel suo studio per festeggiare la Laurea e mi parlò a lungo su come dovesse essere l’atteggiamento del futuro medico che aveva d’innanzi, il ruolo della massoneria nella mia città d’origine, le difficoltà che avrei incontrato, la purezza della decisione intrapresa, e poi gli amici di cammino che, numerosi, ho incontrato, dai Colleghi di Medicina e Persona sparsi un po’ in tutta Italia e quelli più vicini, a Ferrara ad esempio con cui s’è costruito  assieme un Corso di Bioetica in Università durato per oltre 10 anni con cui abbiamo incontrato esperti e scienziati provenienti da tutto il mondo, ai Santi Medici con cui, nel tempo,  ho famigliarizzato: il Prof Lejeune, genetista, San Riccardo Pampuri, medico condotto nella bassa Pavese, San Giuseppe Moscati, più vicino al modello odierno di medicina … e poi tutti i miei amici attuali, ospedalieri e non, con cui condivido questa speciale missione.

In una professione molto ricca di spunti analitici, ricchissima di nuove tecnologiche e di acquisizioni biologiche in tutti i settori della medicina, in una società ipermedicalizzata dove la salute rappresenta un obiettivo ineludibile da esigere ad ogni costo pena l’esclusione sociale e l’emarginazione, l’elemento che ritengo decisivo per non soccombere alla pressione del pensiero dominante che grava con violenza quotidiana su tutti noi, dal salutismo ad ogni costo, alla cultura dello scarto, alla ricerca del biologico più puro, alle diete più varie, è il superamento del pensiero individualista di cui siamo permeati, per abbracciare la visione “dal di dentro di una compagnia” con cui condividere i propri ideali. La prospettiva del “noi” come dimensione della maturità dell’io dentro un popolo nuovo, credo sia la novità dirompente che ogni persona, più o meno cosciente dei propri bisogni e dei propri desideri, attenda, come  un avvenimento che accade “un bel giorno”, per grazia, a lungo atteso ma impossibile da immaginare, così profondamente corrispondente alla propria natura da essere in grado di afferrarci nel profondo trascinandoci con sé, in una compagnia grande, che poi è la Chiesa, sino alla scoperta del proprio volto più vero. Questo stiamo sperimentando Laura ed io, di giorno in giorno, in mezzo alla gente che incontriamo, con le nostre ed altrui contraddizioni e limiti, liberi di poter essere rifatti nuovi ogni volta che questa grande compagnia, che ci pressa da vicino, ci riabbraccia e si stringe a noi. Non credo che ci sia nulla di più decisivo di questo per non smarrirsi in questa epoca così buia per l’incapacità di far affiorare, valorizzare e  scoprire i tratti distintivi e più preziosi della vera nostra umanità, del nostro vero volto.

 

Roberto Mattei con Laura